Non era difficile scommettere sul tentativo di pacificazione (e vincere)

A quanto pare, coloro che hanno scommesso su una temporanea  pacificazione politica, come noi in controtendenza rispetto al resto degli osservatori, l’hanno azzeccata. Non è ancora scoppiata la pace, ma i segni che si vada verso una stagione più distesa, riflessiva e magari perfino costruttiva, si stanno moltiplicando. D’altra parte era difficile che andasse in un altro modo, se invece dei proclami moralistici dei rinfocolatori si guarda ai dati concreti della situazione. Leggi Io c'ero quando D'Alema ha detto "inciucio", e vi spiego che cosa intendeva
22 DIC 09
Ultimo aggiornamento: 22:18 | 4 AGO 20
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A quanto pare, coloro che hanno scommesso su una temporanea pacificazione politica, come noi in controtendenza rispetto al resto degli osservatori, l’hanno azzeccata. Non è ancora scoppiata la pace, ma i segni che si vada verso una stagione più distesa, riflessiva e magari perfino costruttiva, si stanno moltiplicando. D’altra parte era difficile che andasse in un altro modo, se invece dei proclami moralistici dei rinfocolatori si guarda ai dati concreti della situazione.
In Italia c’è una maggioranza parlamentare che mantiene un livello di consenso apprezzabile, a differenza di quel che accade in altri paesi dove la durezza della crisi ha indotto i cittadini a un atteggiamento critico. Le ipotesi e le vociferazioni che si erano diffuse dopo la bocciatura da parte della Consulta del lodo Alfano su un “complotto” per realizzare un ribaltone parlamentare si sono dimostrate infondate, se non altro per il fatto elementare che non esiste una base politica, e nemmeno numerica, per un’avventurosa operazione del genere.
Il presidente Napolitano, ribadendo che un governo che gode della maggioranza non può essere abbattuto, ha messo una pietra tombale su queste ipotesi fantasiose. D’altra parte, nel maggiore partito di opposizione, attraverso un processo congressuale interminabile ma partecipato, si è affermata la linea dell’autonomia politica e della costruzione fisiologica dell’alternativa, in contrasto con quella dell’agitazione propagandistica e della spallata politico-giudiziaria nei confronti del premier. Mancava, per dare il via a un processo di pacificazione concreto, il clima emotivo favorevole, che è stato creato dalla aggressione subita da Berlusconi in piazza Duomo, a Milano, e dalla coda di scemenze che ha originato in settori allo sbando dell’opposizione.
La vanità dei gargarismi agitatori e la persistente, solida base di consenso del governo Berlusconi sono all’origine della nuova situazione, nella quale prevale la ricerca di compromessi, che naturalmente non saranno agevoli e debbono superare la prova della fattibilità e gli ostacoli continuamente ricreati dai rinfocolatori alla Di Pietro o da quelli, più astuti, alla Scalfari. Per ora, infatti, siamo solo al primo passo, peraltro fondamantale: il riconoscimento da parte di tutte le forze responsabili della realtà e della stabilità dei rapporti di forza. Sembra un’ovvietà, ma le sue conseguenze potrebbero essere rilevanti: se si abbandona l’illusione da una parte e il timor panico dall’altra di soluzioni extrapolitiche, la politica torna in campo e decide.

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